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martedì 20 giugno 2017

COMUNICATO SULL'ASSEMBLEA DEL 18 GIUGNO

Pubblicati  20 giugno 2017

Roma Assemblea del 18 giugno

Lo svolgimento dell’assemblea del 18 giugno “Alleanza Popolare per la democrazia e l’uguaglianza” convocata sulla base dell’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari, ha messo in luce ancora una volta i limiti e le ambiguità delle forze della sinistra italiana confermando la scelta della nostra organizzazione a non aderirvi.

Ancora una volta si propone per interposta persona, un “nuovo inizio” con cui si cerca di risolvere con qualche alchimia elettorale problemi di lavoro politico e sociale unitario che le forze politiche non hanno la capacità di affrontare.
Per questo al di là di molte parole e contenuti radicali di alternativa alle politiche liberiste presenti nella relazione e nei dibattiti, il vero nodo è costituito ancora una volta dagli interlocutori politici con cui si finisce per dialogare, e quindi inevitabilmente dalle pratiche politiche che si sono messe e si mettono in atto.
I principali interlocutori erano infatti gli esponenti dell’MDP, seduti in prima fila, cioè i vecchi dirigenti del PD, responsabili della distruzione dei diritti sociali in Italia, del pareggio in bilancio nella Costituzione, delle finanziarie lacrime e sangue, della precarietà del lavoro, della scuola-impresa e di metà delle guerre fatte dall’Italia nel mondo negli ultimi vent’anni.
Così si finisce per tirare via dal palco in malo modo col “servizio d’ordine unitario” la giovane attivista dell’ex OPG di Napoli che provava a contestare l’organizzazione chiusa dell’assemblea (e a cui va la nostra solidarietà) proprio mentre parlava un esponente del Mdp.
E così molti interventi, che pure affermavano di porsi in una prospettiva antiliberista, come quello del segretario di Sinistra Italiana, non hanno chiuso la porta al rapporto con MDP, e tanto meno a quello con Pisapia, vero convitato di pietra della kermesse.
La credibilità politica non è una cambiale in bianco, ma si conquista con atti concreti e verificabili. I dati di fatto dicono invece che in tantissimi casi, come in importanti giunte comunali e regionali, la relazione con il PD permane pesantemente.
Perciò non basta dirsi semplicemente alternativi al PD, ancorché sia indispensabile, né delimitare il campo con il No all’ultimo referendum costituzionale, ma c’è bisogno di una visione di unità della sinistra in una prospettiva autenticamente antiliberista e anticapitalista, non ridotta alla aggregazione dei mini apparati politici, più o meno mascherata con qualche bravo esponente della società civile.
Essa deve essere funzionale alle resistenze sociali della classe lavoratrice, lavorando cioè allo sviluppo e all’unificazione delle lotte e delle mobilitazioni, moltiplicando le agitazioni e innervandole di contenuti di uguaglianza, di solidarietà, di radicalità anticapitalistica, unificando gli sfruttati e le sfruttate di tutte le provenienze e incominciando concretamente a farlo sui territori.
Solo in quest’ottica ha senso costruire la partecipazione alle elezioni; per sviluppare la lotta di classe e non solo per garantire la rappresentanza politica in Parlamento di una sinistra autentica, che pure riteniamo utile alla classe lavoratrice.
Sinistra Anticapitalista sarà attiva nel dibattito in corso per realizzare lo schieramento più largo possibile che coinvolga forze politiche, soggetti ed esperienze sociali realizzate dal basso, e che sia realmente alternativo grazie a una composizione e una pratica politica coerente e a obiettivi radicali corrispondenti alla gravità della crisi.
Per una disamina dell’assemblea del 18, vedasi l’articolo di Checchino Antonini su Popoff Quotidiano.

La direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista

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