giovedì 9 agosto 2018

Il governo gialloverde: una storia horror


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8 agosto 2018



di Antonello Zecca


Come nei momenti di alta marea il proletariato si trascina dietro la piccola borghesia, nei momenti del riflusso la piccola borghesia si trascina dietro strati considerevoli di proletariato.
 Lev Trotskij


Il Primo Giugno si è realizzata una di quelle accelerazioni di cui è ricca di esempi la storia, che ha fatto venire a maturazione una cesura politica di cui già era gravida la situazione precedente. Perché non v’è dubbio alcuno che di cesura si tratti. Ciò ci obbliga da un lato a tarare con maggior precisione i nostri strumenti di analisi e di intervento, dall’altro a fare piazza pulita di ogni ambiguità, illusione e scarsa chiarezza.
Un’ affermazione che viene da lontano
Le radici dell’affermazione di Lega e M5S affondano nelle dure politiche di austerità condotte dai governi precedenti, e, in particolare, da quelli a guida PD, che hanno criminalmente completato la destrutturazione del mondo del lavoro come soggettività politica, colpendo diritti acquisti a prezzo di dure lotte nella storia di questo paese e lasciando lavoratori e lavoratrici nudi di fronte alla volontà di imprese e “mercati”, senza strumenti per la difesa delle condizioni di vita e lavoro. La grave complicità dei sindacati confederali, la CISL e la UIL, ormai da decenni alleati al padronato, è stata in tal senso determinante. Altrettanto grave è la responsabilità delle burocrazie della CGIL, sindacato che potenzialmente potrebbe ancora organizzare quantomeno una parte dinamica e attiva della classe. Decenni di accomodamento, concertazione e passività nei confronti dell’interesse delle imprese, assunto come interesse generale al quale subordinare gli interessi della classe lavoratrice, nel quadro di una crescente integrazione di queste stesse burocrazie negli apparati di Stato, con un approfondimento della contraddizione fondamentale di ogni burocrazia operaia: dipendenza effettiva dallo Stato e dal sistema delle imprese, ma legittimazione sociale proveniente dalle fila della classe lavoratrice.
Lo sfarinamento della classe lavoratrice, e dunque della sua identità collettiva, con il portato dei valori di solidarietà, assistenza reciproca e benessere collettivo, è il sostrato della penetrazione relativamente rapida e dell’estensione di individualismo, conflittualità orizzontale, e odio verso gli ultimi, i deboli, gli inermi, verso la parte più schiacciata della stessa classe lavoratrice: i migranti rappresentano il perfetto capro espiatorio nei confronti del quale esorcizzare paure trasversali alle diverse classi, ciascuna coltivata nella sua specificità,  ma che condividono l’anelito a un particolare ossimoro, il “cambiamento conservatore”, e, spesso, al ritorno a un passato mitologico in cui eternizzare condizioni di vita precedenti la fine dell’ “età dell’oro”.
Pur nella diversità di genesi, storia e, parzialmente, referenti sociali ed elettorali, degli attori che compongono l’attuale governo, l’alleanza è stata resa possibile in primo luogo dalla condivisione di questo nucleo fondamentale, che li accomuna e ne garantisce una sostanziale unità di intenti, nella costruzione di un nuovo blocco egemonico. Come vedremo, il governo sta trovando una sua amalgama organica in una visione complessiva che s’inserisce coerentemente, e trova la sua base, nell’attuale dinamica internazionale del Capitale, negli scontri che caratterizzano questa fase, e nelle tendenze politiche che ne stanno emergendo con forza.

domenica 8 luglio 2018

Il razzismo a sfondo fascista del ministro Salvini. La necessità di mobilitarsi

Pubblicati su 6 luglio 2018

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di Gippò Mukendi Ngandu

Dopo il blocco dei porti e il vertice di Bruxelles che hanno confermato il cinismo dei 28 governi dell’Unione europea a servizio delle classi dominanti, Salvini ne è uscito rafforzato nell’imprimere un’accelerazione alla stretta repressiva contro i migranti.
Il ministro degli interni ha seguito l’esempio della così tanto vituperata Germania che, attraverso l’accordo tra la Merkel e Seehofer, il cosiddetto Migration Masterplan, ha avviato una vera e propria guerra al diritto d’asilo prevendendo i blocchi della frontiera anche per chi è provvisto di asilo rilasciato nell’area Ue, nonché il trasferimento degli aventi diritto all’asilo nei paesi in cui ne hanno fatto richiesta.
Allo stesso modo il ministro degli interni ha rincarato la dose puntando ad una vera e propria stretta persino nel riconoscimento dei permessi umanitari.

mercoledì 4 luglio 2018

La dignità è una vera lotta contro la precarietà e contro questo governo

 La dignità è una vera lotta contro la precarietà e il governo reazionario delle destre, per riconquistare i diritti del lavoro

di Franco Turigliatto


 Bisogna avere ben chiaro che cosa sia il presunto decreto “sulla dignità dei lavoratori e delle imprese”: una pura rappresentazione scenica di propaganda del governo – da non sottovalutare – per apparire con un volto sociale amichevole verso i lavoratori, una foglia di fico, soprattutto per Di Maio, per coprire la natura profondamente reazionaria di un esecutivo in cui lo sceriffo xenofobo Salvini la fa da padrone, marginalizzando il M5S che, per la sua intrinseca natura interclassista, non può che subordinarsi alla egemonia dell’alleato di estrema destra che sta avvelenando il comune senso politico, umano e civile di larghi settori di massa.

venerdì 6 aprile 2018

Bolzaneto: 28 condannati a risarcire lo Stato. Tra loro anche Sabella

di Checchino Antonini 


Le torture a Bolzaneto durante il G8: sei milioni di euro per i danni causati allo Stato in seguito ai risarcimenti pagati a chi subì gli abusi nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova nel 2001. Lo hanno stabilito i giudici della Corte dei conti di Genova che hanno condannato 28 persone, tra personale medico-sanitario, appartenenti della polizia, carabinieri e polizia penitenziaria. Tra questi anche Alfonso Sabella, all’epoca dei fatti capo dell’Ispettorato del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e il generale Oronzo Doria, ex capo area della Liguria degli agenti di polizia penitenziaria. La procura, a vario titolo, aveva chiesto un risarcimento di 7 milioni di euro per i ristori pagati alle parti offese in sede penale e le spese legali e altri 5 milioni per il danno di immagine.
Per la procura contabile, nonostante la posizione di Alfonso Sabella fosse stata archiviata, vista la sua elevata posizione ricoperta nell’amministrazione penitenziaria, avrebbe dovuto controllare e vigilare affinché non avvenissero violenze e comportamenti scorretti. Stesse argomentazioni anche per il generale Oronzo Doria, assolto dalle accuse. Per il pm, oltre al danno patrimoniale, si doveva aggiungere anche il danno all’immagine dello Stato e delle varie amministrazioni, quantificato in 5 milioni di euro: gli episodi di violenza avvenuti a Bolzaneto «hanno determinato un danno d’immagine che forse non ha pari nella storia della Repubblica».

domenica 1 aprile 2018

COMMETTERE CRIMINI E RIMANERE INPUNITI

 PUBLICATO IL 31 marzo 2018 SU

Sinistra Anticapitalista – :: Ecosocialista Femminista Rivoluzionaria ::

 Solidarietà con i palestinesi. No alla repressione criminale dello Stato d’Israele                         Pubblicati 31 marzo 2018

 
Ogni anno i palestinesi celebrano il 30 marzo la “giornata della terra”. Il 30 marzo 1976, infatti, fu organizzato uno sciopero generale  dei palestinesi d’Israele per protestare contro la decisione del governo israeliano di confiscare 2.500 ettari di terre palestinesi in Galilea. L’adesione allo sciopero fu alto e coinvolse anche la Cisgiordania e Gaza. La repressione israeliana fu feroce, con 6 morti, centinaia di feriti e centinaia di arresti.

lunedì 19 marzo 2018

La strada lunga di Potere al Popolo

Potere al Popolo deve continuare ad esistere come elemento propulsore della dinamica unitaria delle lotte, uno strumento per il riconoscimento reciproco dei diversi settori della classe e per cominciare a costruire campagne e battaglie comuni.

di Francesco Locantore

Per capire i compiti che sono posti a Potere al popolo e quindi come continuare, bisogna partire dalla comprensione della fase che si è aperta dopo le elezioni. Le elezioni del 4 marzo ci consegnano la fotografia di un paese spostato a destra. Non poteva che essere così, dopo anni di pesanti arretramenti della classe lavoratrice, dopo i governi di grande coalizione guidati dal Pd che non hanno fatto che aggravare le condizioni di vita delle masse popolari, attaccando i diritti, massacrando lo stato sociale. Escono sconfitti i partiti che hanno realizzato le politiche di austerità negli ultimi anni: il Partito Democratico e i suoi satelliti, Liberi e Uguali, i cui principali esponenti hanno sostenuto tutti i governi succedutisi dal 2011 ad oggi, fino a Gentiloni, e la cui prospettiva annunciata di riscostruzione del centrosinistra si è rivelata fallimentare. Sconfitta è anche Forza Italia, anche se collocata nella coalizione vincente del Popolo delle libertà, ora a guida leghista e con un ruolo rafforzato degli eredi del Msi.

mercoledì 7 marzo 2018

Il primo eletto di Potere al Popolo, Sergio Triglia

da   http://popoffquotidiano.it/

 

E’ un portuale il primo eletto di Potere al Popolo. E’ successo a Genova dove si votava anche in un municipio

di Checchino Antonini


 L’INTERVISTA A SERGIO TRIGLIA DI SIMONA TARSIA DI FIVEDABLIU
E’ un ormeggiatore del porto il primo eletto di Potere al Popolo anche se in un parlamentino municipale: Sergio Triglia, genovese, candidato presidente per PaP al Municipio Centro Ovest, Sampierdarena, dove s’è votato in contemporanea con le politiche. La lista ha riportato 942 voti, pari al 3,05%.
«Ciò è per tutti noi motivo di orgoglio e immenso piacere, perché conosciamo le capacità e la serietà di Sergio. Tutto ciò è il risultato, per nulla scontato, di un ottimo lavoro di squadra e della generosità dei militanti e delle militanti, oltre alle capacità organizzative del Circolo Prc Lenci di S.Teodoro. Sono piccoli segnali, certo, ma è proprio da questi che dobbiamo ripartire», commenta Maurizio Natale, segretario Prc in città.
Dopo Valle D’Aosta (2,56, 1.700 voti), Toscana (1,98-42.284), Lazio 1 (1,79-33.340) e Campania 1 (1,78-27.376), la Liguria (1,37-11.861) è al quinto posto nel risultato di PaP alle politiche con punte nel centro storico genovese dove la coalizione della sinistra alternativa al Pd ha raccolto il 7,3% alla Maddalena, il 5,7% a Prè e il 6,1% al Molo.

martedì 6 marzo 2018

Bilancio delle elezioni

Sconfitto il PD ma vincono le destre populiste e xenofobe. L’alternativa di classe è il nostro obiettivo

Comunicato della direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista

I dati usciti dalle urne elettorali del 4 marzo sono impietosi e rappresentano chiaramente, pur nel quadro rifratto del voto, la drammatica situazione politica e sociale del paese e i reali rapporti di forza tra le classi dopo anni di pesanti politiche di austerità e di ripetute sconfitte e divisioni delle classi lavoratrici e dei movimenti sociali.
1. Il primo dato da sottolineare è la durissima sconfitta del PD e di Renzi che pagano il loro ruolo nella gestione delle politiche liberiste della borghesia a partire dalle fondamentali questioni dei diritti del lavoro e della scuola. L’azione reazionaria antimigranti di Gentiloni e Minniti nel tentativo di recuperare un voto che fuggiva verso destra non solo non ha impedito che gli elettori scegliessero direttamente le altre formazioni che in questi anni si sono distinte per la loro campagna razzista e xenofoba, a partire dalla Lega, ma ha contributo a costruire ed alimentare un terreno di divisione e di indebolimento della classe, in cui la causa della condizione soggettiva di emarginazione delle lavoratrici e dei lavoratori è addossata sui migranti.

venerdì 23 febbraio 2018

DIFFONDIAMO L'INTERVISTA IN CONFERENZA STAMPA PER LE ELEZIONI 2018 A RAI 2.

 
ASSEMBLEA DI POTERE AL POPOLO



    PARTECIPIAMO E INVITIAMO A PARTECIPARE TUTTI ALL'EVENTO "IL 4 MARZO VOTIAMO POTERE AL POPOLO"

Il 4 marzo potrete scegliere fra l'Italia di Salvini, Berlusconi e di Di Maio, l'Italia della paura, del risentimento, della guerra fra poveri, o fra l'Italia di Renzi, Minniti e Grasso, l'Italia del Jobs Act, dello sfruttamento, dei regali a banche e imprese, o fra l'Italia nostra, quella di Viola Carofalo, donna, precaria e meridionale, l'Italia che lavora o cerca un lavoro, che oggi è in tutte le piazze per fare azioni di solidarietà concreta, di gentilezza, di lotta contro gli speculatori e i loro burattini nelle istituzioni che ci fanno vivere nel degrado e nell'assenza di servizi.
Se non siete fra gli sfruttatori, se non siete quelli con la bava alla bocca, se siete fra quelli che quest'Italia vi mortifica, vi spinge a fuggire, se siete quelli incerti sul futuro, il 4 marzo potete fare solo una cosa, dare Potere al popolo!
Per entrare in Parlamento abbiamo bisogno di superare la soglia del 3%, circa un milione di voti: possiamo farcela!
Possiamo finalmente far entrare nelle stanze del potere le ingiustizie che quotidianamente subiscono milioni di persone, le lotte che in lungo e largo attraversano il nostro bellissimo paese.
Partiamo da lì per costruire un'organizzazione sociale radicale, come è accaduto in altri paese europei, che metta fine alla
rassegnazione. Un milione di voti non per farceli bastare, ma per iniziare a cambiare l'Italia un pezzo alla volta
Andiamo a riprenderci il nostro popolo disperso, uno a uno! Ricreiamo comunità. Basta depressione, basta subire, basta tenere la testa bassa e zitti!  Partecipiamo e invitiamo tutti all'evento:                                                    


il video




sabato 10 febbraio 2018

GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA



Macerata, l’abbraccio antifascista alla città impaurita
10 febbraio 2018

Macerata è una città chiusa dal sindaco, spaventata, e “circondata” da migliaia di antifascisti. Immagini dal corteo

 di Checchino Antonini


 LE FOTO DA MACERATA DI SARA SCHIARIZZA
                                      
Sono alcune migliaia le persone ai giardini Diaz confluite a Macerata per la manifestazione di indignazione per la strage del 3 febbraio quando un fascio-leghista ha terrorizzato la città per alcune ore sparando su immigrati con la pelle nera. Intorno alle 15 gli spezzoni si sono schierati per la partenza. Ad aprire lo striscione «Movimenti contro ogni fascismo e razzismo».                                    
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venerdì 9 febbraio 2018

LE INACCETTABILI DICHIARAZIONI DI LUIGI DI MAIO

pubblichiamo un comunicato stampa del "Coordinamento No Triv"


 LE INACCETTABILI DICHIARAZIONI DI LUIGI DI MAIO: L’ITALIA DEVE PROMUOVERE UN “PROCESSO DI PACE” IN LIBIA PER FAVORIRE L’ENI


Luigi Di Maio


Comunicato Stampa
COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV
LE INACCETTABILI DICHIARAZIONI DI LUIGI DI MAIO:
L’ITALIA DEVE PROMUOVERE UN “PROCESSO DI PACE” IN LIBIA PER FAVORIRE L’ENI
Martedì 6 febbraio, Luigi Di Maio alla Link University ha esposto il programma di politica estera di un possibile governo da lui presieduto.
Tra i vari punti ha dichiarato: “che l’Eni che è una nostra azienda, è dal 1959 lì, e per questo la Libia costituisce un interesse geostrategico per noi rilevante (...) credo che la funzione dell’Italia nel cercare di stabilizzare quell’area è importante. E’ chiaro anche che quell’area oggi è alla mercé degli interessi di tanti Paesi, confinanti o meno, che approfittano del caos per provare a mettere bandierine.”
Le dichiarazioni di Di Maio appaiono sconcertanti: proprio nel giorno in cui vengono effettuati arresti di spicco a causa delle presunte manovre di depistaggio per condizionare le inchieste
milanesi Eni-Nigeria ed Eni-Algeria, Di Maio prospetta una politica estera italiana completamente supina agli interessi di ENI.

mercoledì 24 gennaio 2018

Dalla pagina di Antonio Moscato

  Una politica estera bipartisan (e irresponsabile) 

 Non a caso c’è stata da decenni una totale continuità nella politica estera italiana, indipendentemente da chi stava al governo. L’Italia ad esempio non solo è stata sempre a rimorchio degli Stati Uniti e della NATO, ma ha solidi rapporti con “amici” criminali come Erdogan, che fa saltare nuovamente i fragilissimi equilibri siriani con un’offensiva militare contro i curdi senza curarsi neppure di trovare una motivazione plausibile. Tanto gli alleati nella NATO tacciono o al massimo mugugnano un po’ (come fanno gli Stati Uniti) ma non limitano le forniture di armamenti al già armatissimo esercito turco. Certo non fiata il governo italiano che vende armi a chiunque senza preoccuparsi dell’uso che se ne fa, come è stato documentato per le forniture all’Arabia Saudita mentre massacra la popolazione dello Yemen.

sabato 6 gennaio 2018

SULLA CATALOGNA

pubblicato sulla pagina di Antonio Moscato "Movimento operaio"   CLICCA SUL TITOLO

 

Cristiano Dan prende spunto da un articolo sulla Catalogna che conteneva alcune inesattezze per ripercorrere la storia secolare dei suoi rapporti con la Spagna, e criticare alcune idee sulla fase attuale abbastanza diffuse nella sinistra italiana. (a.m.)

 

martedì 2 gennaio 2018

Un articolo e un'intervista sulle lotte in Iran

di Frieda Afary
                                                                                                                         31 Dicembre 2017
Riflessioni sulla crescita delle manifestazioni contro il regime in Iran

 Pubblicato 2 gennaio 2018 in Internazionale

Karwan Hewram giornalista curdo-iraniano

Iran: cosa vuole chi protesta

domenica 31 dicembre 2017

PER UNO SCOPPIETTANTE 2018!

Fuori dalla retorica. Può essere un buon 2018 solo se il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, delle masse popolari faranno nuove conquiste: contro la precarietà, lo sfruttamento, le retribuzioni e le pensioni da fame. Contro la violenza sulle donne e le guerre. Per il diritto alla casa, a un lavoro dignitoso, alla felicità!
Insomma contro il capitalismo. Per una società più giusta ed ecosocialista...
Allora stappiamo lo spumante... (lo champagne non ce lo possiamo
permettere).
                

  UN FELICE ANNO NUOVO!