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martedì 14 febbraio 2017

8 marzo, sciopero generale delle donne. E la CGIL che fa?

Credits: Michelina De Cesare, brigantessa (storiadoc.com)


Il prossimo 8 marzo non sarà soltanto la giornata della lontana memoria degli scioperi del primo ‘900, dopo i quali questa data divenne quella in cui si celebrano le donne e le loro conquiste sociali, politiche e economiche. E non sarà soltanto la giornata che nostro malgrado è diventata negli anni, a uso e consumo di chi ci vorrebbe a cena fuori o in discoteca con le amiche, tra mimose e scatole di cioccolatini. Non sarà neanche la giornata del piagnucolio contro la violenza sulle donne nella TV più o meno spazzatura del pomeriggio. L'8 marzo sarà una giornata di sciopero!

Sarà sciopero non soltanto in Italia, ma in tanti altri paesi del mondo. Sarà sciopero globale delle donne, lanciato dalle argentine e già raccolto da oltre 22 paesi, diversi dal punto di vista dell'economia, del diritto, degli usi e dei costumi, ma simili per quanto riguarda la generale condizione di subalternità e violenza contro le donne.
Sarà sciopero contro la violenza sulle donne, contro le sue cause sociali e economiche e contro la cultura patriarcale e retrograda che le alimenta. Sarà sciopero delle donne dal lavoro e dallo sfruttamento. Contro i bassi salari, le discriminazioni, i sottoinquadramenti, la precarietà. Ma anche contro l'ineguale divisione del lavoro di cura, il continuo taglio dei servizi sociali e la loro privatizzazione. Sarà sciopero per la difesa del diritto all'aborto e per i diritti civili. Sarà sciopero dentro e fuori dai posti di lavoro, delle donne italiane e di quelle migranti. Se le nostre vite non valgono, non produciamo! Semplice quanto efficace.
Sono anni che l'8 marzo non è una giornata di rivendicazione e di classe. Finalmente, in un paese in cui da questo punto di vista tutto sembra immobile, sono le donne a dare l'unico vero e importante appuntamento di lotta della primavera.
Dalla bellissima manifestazione del 26 novembre a Roma, passando dalla affollata assemblea di Bologna della scorsa settimana, fino all'appuntamento dell'8 marzo, le donne stanno dando vita a un vero e proprio percorso di movimento. Non capire questa dinamica e non mettersi a disposizione di essa sarebbe miope e sbagliato.
Per questo sarebbe stato giusto che i sindacati di base, che già hanno dato la disponibilità a dichiarare lo sciopero generale dell'intera giornata, si fossero resi anche disponibili a far convergere lo sciopero della scuola del 17 marzo su quello dell'8, evitando moltiplicazioni inutili e controproducenti. La CUB si era dichiarata disponibile, sarebbe stato meglio se lo avessero fatto tutti. I COBAS hanno già detto di no, non sono disponibili. Ancora una volta, considerazioni particolari hanno prevalso su altre più generali.
Il punto però è anche un altro. Cosa fa la CGIL in tutto questo? Fin qui ha partecipato pur tra qualche contraddizione a gran parte del percorso di mobilitazione e alla manifestazione del 26 novembre, ma a oggi manca ancora all'appello dei sindacati che hanno dichiarato sciopero l'8 marzo. Certo, la copertura per lo sciopero generale c'é già: tutti l'8 marzo potranno scioperare (anche gli uomini se lo vorranno). Dal punto di vista del diritto non c'è infatti differenza se lo sciopero lo dichiara il più piccolo dei sindacati invece del più grande.
Dal punto di vista della politica e della società, però, la convocazione da parte della CGIL darebbe un segnale certamente diverso a quella giornata. Allora che aspetta il più grande sindacato d'Italia, guidato ormai da anni da una segretaria generale donna!
Pochi giorni fa, da Corso Italia è partita una nota a tutte le strutture della CGIL per invitarle a partecipare alle iniziative di mobilitazione organizzate a livello territoriale, a farsi promotrici di assemblee nei luoghi di lavoro e, laddove ve ne siano le condizioni e le possibilità, a sostenere e garantire la possibilità di effettuazione dello sciopero. Ben vengano poi incontri, spettacoli, assemblee cittadine e gli immancabili e inutili flash mob. Da qualche parte si sta pensando persino a un tristissimo minuto di silenzio! Insomma, una nota in cui si dice tutto ma al tempo stesso quasi niente.
Una grande organizzazione come la CGIL abbia il coraggio di dichiarare sciopero l'8 marzo! L'invito alle camere del lavoro e alle categorie a farlo loro non è sufficiente e non basta a dire che è meglio di niente. Il rischio è che anche questa primavera sia fredda come l'autunno e l'unica iniziativa sul piano sociale della CGIL sia una campagna referendaria, che potrebbe persino saltare per le manovre nel palazzo della politica. E' un errore non capire che le donne sono in questo momento protagoniste di un movimento importante, che potrebbe essere anche in grado di trascinare il paese e di risvegliarlo dal suo torpore.
Per questo mi auguro che l'intera CGIL si metta a disposizione del movimento delle donne e sostenga questa lotta senza altri indugi. Tante militanti e lavoratrici iscritte alla CGIL hanno partecipato fin dal primo giorno alla mobilitazione di Nonunadimeno e sono parte integrante e attiva di quel percorso. Tante parteciperanno allo sciopero anche se sarà indetto da altre sigle sindacali. Tante interverranno nei loro posti di lavoro per sostenere lo sciopero dichiarandolo anche come delegate.
Chi manca come al solito rischiano di essere i vertici, anche quando, come in questo caso, sono donne, direttamente chiamate in causa. C'è ancora il tempo per non commettere anche questo errore. Spero davvero che la CGIL e Susanna Camusso non perdano anche questa occasione e l'8 marzo sia sciopero anche per il più grande sindacato italiano e non soltanto per migliaia di donne che andranno avanti comunque.

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